Ranpo Kitan

Una morte raccapricciante scuote la vita di una scuola media, ma non tutti provano spavento a tale proposito.

Recensione

Sconosciuto nel nome ho trovato quest’anime in streaming video sul sito italiano che, credo, conosciate bene un po’ tutti quanti, ma che non mi diceva molto dall’immagine di presentazione. Ci sono parecchi personaggi, alcuni dei quali piuttosto giovani e un’ambientazione misteriosa che prometteva bene.
Purtroppo sin dai primi minuti del primo episodio ci si trova davanti ad una sequenza vergognosa di presentazione di alcuni dei personaggi principali nei quali è davvero difficile credere che possano essere veritieri. Due bambini di undici anni, uno dei quali più simile ad una femmina che ad un maschio, innanzi ad una scena mortale e raccapricciante che se la ridono e come se fosse una cosa normalissima.
Si è già, dunque, davanti ad una scelta: lo droppo subito o gli do una speranza. A me non piace droppare per cui ho proseguito la visione: non fatelo. Lo schifo di trama vista e rivista, copia sputata o quasi di Psycho Pass, inserita in una ambientazione poliziesca al limite del ridicolo con gente a caso, macchiette, che appaiono qui e lì senza un minimo senso o che vengono forzatamente giustificate da delle gag che, ovviamente, non fanno ridere.
Si tratta di una serie che dovrebbe rifarsi a delle opere piuttosto famose, d’investigazione, di un certo Ranpo Edogawa, ma immagino si sarà vergognato nella tomba per la porcheria che hanno pubblicato quelli dello studio Lerche. Una pubblica accusa alla arci-nota legge che dice che chi è dichiarato non capace di intendere e di volere non va in prigione. L’abbiamo anche qui da noi una cosa simile, ma che bisogno c’è di renderla in questa maniera?
Poco importa se graficamente è reso molto bene o se le due sigle sono molto interessanti, specie la OP, trama, personaggi e ambientazione sono una vergogna per chiunque lo guardi.

MAI PIU’!

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